2 giugno 2026 Una giovane donna sorridente, autentica, senza filtri, è l’immagine iconica utilizzata per rappresentare la nascita della Repubblica all’indomani del suo esordio dopo il referendum del 2 giugno 1946, all’alba di una nuova era. Oggi, a distanza di ottanta anni, come apparirebbe quel volto? Se dovessi immaginarlo, vedrei una donna adulta, dallo sguardo profondo e complesso, segnato dal susseguirsi di crisi e rinascite. Vedrei una donna che, con la sua motivazione ed energia, ha eroso istituzioni preconcette e precostituite, contribuendo a dare vita ad una società che ha rotto con il suo recente passato. Non più lo sguardo innocente di una giovane donna, ma quello di chi ha attraversato una vita densa di esperienze da raccontare, attraversando numerose difficoltà. Il suo volto non è più acqua e sapone, ma mostra rughe di acquisita consapevolezza. I suoi capelli non sono più raccolti in modo ordinato, ma sono scompigliati dal vento delle trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali. Non è più giovane come allora. Ha conosciuto errori e conquiste, paure e speranze. Ha imparato che la democrazia non è una meta raggiunta una volta per tutte, ma un esercizio quotidiano di responsabilità e partecipazione. A ottant’anni da quel giorno, la Repubblica guarda al proprio passato con una consapevolezza diversa, talvolta con amarezza, ripensando a quel momento in cui salutava con fiducia una storia segnata da eventi che si auspicava non si sarebbero più ripetuti. Quella donna non è una donna: è la nostra storia. E allora quale immagine dovremmo consegnare alla storia per rappresentare la Repubblica del futuro? Forse non più il volto di una giovane donna sola, come nel 1946. Forse quello di una donna matura che affida il suo testimone ai bambini, figli di storie, culture e percorsi diversi, uniti dal desiderio di costruire una realtà solida e pacifica. Io li immagino tenersi per mano guardando insieme l’orizzonte, alcuni seduti sulle spalle dei propri genitori, per vedere più lontano. Dietro c’è il patrimonio di chi li ha preceduti, davanti un percorso tutto da scrivere. La mia è l’immagine di una Repubblica che trasmette memoria senza nostalgia, identità senza chiusura, libertà senza egoismo, che porge la mano verso il proprio futuro a generazioni che sappiano riconoscersi nei valori che hanno posato le prime pietre. A distanza di ottant’anni dal saluto sorridente verso un passato scosso dai terribili accadimenti bellici, l’augurio è quello di insegnare a riconoscersi non nelle differenze che separano, ma nell’orizzonte che ci unisce. Buona Festa, Repubblica. Roberta Errico